LA TROTA ESTREMISTA I
Ormai lo so.
La trota ama gli estremi.
Per trota, intendo quella adulta, intellettualmente e fisicamente matura, quella che ne ha assaggiate molte e che adesso tu desideri prendere perché è grande, grossa, combattiva e furba.
Quella trota lì ama gli estremi, quindi non è imprevedibile, anzi.
Quando sono sull’acqua, oggi, la cosa che mi piace di più fare, se ci sono tutti i presupposti per farlo, è di dedicarmi alla trota estremista.
I presupposti sono pochi ma fondamentali.
Devi essere solo in quel posto e devi poterci restare quanto ti pare, sempre solo, e naturalmente deve essere un posto da trote e non deve essere domenica e nemmeno sabato.
Come prima cosa tu arrivi in questo posto con la tua bella canna e coda di topo e tutto quanto. Lanciando uno sguardo sapiente all’intorno noti alcuni posti dai quali sarebbe difficilissimo, se non quasi impossibile, lanciare. Sono quei posti che qualche anno fa ti facevano sudare freddo al solo vederli e di notte ti comparivano in forma di incubo e tutta la casa veniva svegliata dalle tue grida di “NO…NO…” mentre ti rivoltavi nel letto.
Ebbene. Appena hai individuato il più bestiale di quei posti che hai a disposizione, ti ci rechi con decisione come se si trattasse di una bella gita. Adesso, che sei nel posto bestiale per lanciare, osservi l’acqua davanti a te e cerchi un posto che sia altrettanto bestiale per farci arrivare una mosca, sia sopra che sotto.
Cerchi qualcosa tra i rami, le fronde, i sassi e le correnti che ti appaia insuperabile per la tecnica che possiedi attualmente e non farai molta fatica a trovarlo. Di solito sui rami vedi appesi grovigli di filo di nylon, finali, piombi e galleggianti, mosche e cucchiaini.
Quello è il posto dove devi lanciare.
Una cosa è assolutamente certa.
Lì sotto c’è una trota estremista, e, più avanti o più indietro, c’è un’altra trota semiestremista che aspetta solamente che tu faccia sloggiare la prima per mettersi lì lei.
Adesso, che hai già una bella ventina di problemi da risolvere, devi scegliere la mosca.
Non credere a chi ti dice che, per il solo fatto di sentirsi al sicuro, quella trota estremista mangerebbe qualunque cosa le capita a tiro. Non è vero per niente. Non solo, ma non mangia neanche quello che mangerebbe se questo si mette a dragare o a scintillare o si presenta in modo dubbio.
Sulle mosche non può aiutarti nessuno perché ogni caso è un caso a sé che va risolto al momento fidando nella tua esperienza e sensibilità e capacità di lettura del fiume e di tutto il resto ed è per questo che la pesca a mosca conserva per intero il suo fascino anche ai nostri giorni.
La mosca è importante, come no.
Trattandosi però di una trota estremista posso darti dei suggerimenti. Lei ama gli estremi, e così puoi tentare di prenderla con imitazioni estreme. Puoi tentare con artificiali molto grandi e molto, molto piccoli. Io preferisco i molto piccoli.
Sui molto grandi, che sono sempre secchi se escludi gli streamers, o sale subito o non sale più, così puoi provare e poi passare subito ai piccoli.
Però sui molto grandi sale come una furia. Vedi l’acqua esplodere e l’estremista abbattersi in tutta la sua potenza sull’artificiale disegnando un arco stupendo nell’aria prima di venire trascinata di nuovo nell’acqua dalla tua ferrata ed è tutt’altro che un’emozione da poco.
Se l’imitazione molto grande è anche molto giusta e, poniamo, rotola da una foglia ad un ramo, ad un’altra foglia, si ferma, poi, presa dalla tensione della coda nell’acqua, casca nella pozza nera sotto il groviglio di verdura in modo “naturale” e ci resta il tempo necessario, tu ti sei assicurato una delle dieci ferrate più memorabili della tua carriera di pescatore a mosca.
Per l’imitazione molto piccola io preferisco le ninfe, ma devono essere davvero piccole e per la trota estremista, anche estremamente ben fatte. Questo è proprio il caso nel quale devi usare la tua ninfa più bella. Quella che non usi mai perché è troppo bella e hai paura di rovinarla o di perderla.
Naturalmente puoi usare quello che ti pare, anche le secche o le sommerse, ma io a furia di vedere moltitudini di ninfe negli intestini delle mie prede, e tutte ninfe piccolissime, preferisco la ninfa. Poi la preferisco chiara per il semplice fatto che riesco a vederla sotto il pelo dell’acqua passare nell’ombra della vegetazione e so che se non la vedo più, o se qualcosa mi dà l’impressione che l’acqua si sia increspata, o se un’ombra sembra essersi scurita o schiarita, o qualunque altro magico accidente lì attorno mi appaia innaturale, so che devo ferrare.
E’ un’emozione meno spettacolare dell’esplosione sulla secca, ma è un’emozione egualmente formidabile e tutta fatta di silenzi e luci e di ombre e di attese e di respiri trattenuti e di preghiere.
Ti sembrerà stupido, ma dal mio punto di vista questa è un’esperienza che arricchisce un uomo e lo avvicina alla natura molto di più che un sacco di bei ragionamenti. Se un uomo vive pienamente questo tipo di agguato silenzioso, difficilmente subito dopo getterà la scatoletta di birra od il sacchetto di plastica nell’acqua o sulle rive del fiume. Ne sono quasi certo.
Ma torniamo alla nostra trota estremista.
Tu dirai : molto bello, ma come faccio a lanciare da un posto dove sembra impossibile lanciare, e lanciare poi in un posto dove sembra impossibile poter lanciare?
Non lo so, ma esiste una regola aurea : “Per imparare a lanciare, bisogna lanciare”.
Non ti devi vergognare e nemmeno innervosire se la coda va sui rami, se i finali si aggrovigliano, se perdi più tempo a recuperare finali e mosche che a lanciare.
Entra in un cespuglio di canne e di vegetazione che ti sembra assurdo ed impossibile e lancia. Se sei onesto, vedrai che dopo mezz’ora di prove e di disastri, quel posto non ti sembrerà più poi tanto difficile. Anzi. Avrai anche visto qualche lancio che è perfino, miracolosamente, andato bene, e se uno o due sono andati bene vuol dire che si può.
Il fiume non è una linda palestra e non puoi pretendere di lanciare sempre come se tu fossi su un prato od in una palestra. Se non fai così, la canna e la coda non saranno mai tuoi, ma sarai tu a dipendere da loro. Poi, la trota estremista è talmente estremista che la trovi anche in quei dieci centimetri d’acqua in una piana con prati regolari di qua e di là.