Al ritorno da una vacanza di pesca, quando le cose sono andate bene, quando ci si è divertiti con pesci belli e difficili il giusto, quando l’ambiente naturale ti mette a tuo agio, quando il cibo è stato buono ed abbondante e la compagnia è stata ottima, se proprio uno volesse scrivere qualcosa per raccontare la vacanza verrebbe spontaneo e naturale descrivere tutto questo ma probabilmente si cadrebbe nel banale ed il risultato sarebbe quello di un racconto scontato.
Banale e scontato perché lo sappiamo tutti che l’Umbria è una regione splendida ricca di storia e tradizioni ancora vive e fiorenti, banale e scontato perché ovunque possiamo leggere di numerose e belle catture raccontate con “trasporto e poesia”, banale e scontato perché un pescatore non deve fermarsi alla cattura ma deve saper cogliere altre cose, altri aspetti.
Che il fiume Nera sia un gran bel posto dove andare a pesca (perlomeno il tratto del no kill ed un breve pezzo sopra, parlo naturalmente di ciò che ho visto ), non c’è nessun dubbio ma non è probabilmente questo che ci meraviglia più di tanto, del resto anche noi in Piemonte abbiamo posti incantevoli ed acque molto belle e di ogni tipo, risorgive, torrenti con diverse caratteristiche fra loro, grandi fiumi anch’essi con caratteristiche diverse ma allora dove sta’ la differenza, perché si resta tanto contenti, soddisfatti e perché no stupiti di una vacanza sul Nera? la risposta che mi sono dato è tanto semplice quanto evidente, l’eccellente gestione della “risorsa acqua”.
Con queste parole non intendo fare ulteriore pubblicità al luogo, che tra l’altro della mia pubblicità non sa’ cosa farsene e non ne ha sicuramente bisogno, voglio invece spostare l’attenzione su un altro aspetto e tentare di capire cosa provoca la strana amarezza che si prova, al paragonare il tutto alle nostre realtà, alle nostre acque e alle nostre “gestioni”.
Non so’ quante regioni in Italia possano vantare la ricchezza d’acque del Piemonte, sicuramente poche, a questo bel primato occorre però affiancare l’assoluta mancanza di gestione che vanifica le enormi potenzialità che questa risorsa così grande potrebbe dare.
Già, proprio così, se non vogliamo parlare di “amore” per la natura, per l’acqua, per i pesci, parliamo almeno di sfruttare una risorsa che già possediamo e non ci costa proprio nulla ma anzi potrebbe solo portare un po’ ricchezza e benessere per molti luoghi, esempi ve ne sono parecchi in Italia, in Europa, nel mondo, non saremmo neanche i primi in sostanza basterebbe solo copiare.
Facciamo solo un piccolo passo indietro e ancor prima di parlare di nuova o diversa gestione delle acque diciamo qualcosa della gestione vigente: nelle acque libere del Piemonte ogni pescatore munito di regolare licenza governativa può pescare tutti i giorni della settimana e trattenere giornalmente dieci fario della misura minima di 20cm, 10 iridee da 18cm, 3 marmorate della misura minima di 35cm, 3 ibridi sempre di 35cm e tre temoli di 28cm, a tutto questo aggiungiamo che a me personalmente negli’ ultimi dodici/quattordici anni mi è stata controllata la licenza solo due volte, cosa veramente strana se si pensa che vado a pesca in media tre volte alla settimana.
Da quanto detto emerge che non solo abbiamo regole assolutamente inadeguate per nostri tempi ma evidentemente siamo anche parecchio deficitari con la sorveglianza, il quale compito sarebbe quello di fare in modo che le attuali regole vengano rispettate.
Una domanda a questo punto mi sorge spontanea, a chi giova tutto questo?, non sicuramente ai pescatori qualsiasi tipo di pesca essi pratichino, probabilmente nemmeno ai negozianti, che sicuramente potrebbero giovarsi di una gestione migliore, non credo nemmeno alle amministrazioni locali, anch’esse infatti potrebbero trarre vantaggi dalla pesca sotto forma di turismo ecc.
Allora come mai le cose stanno così?, perché è tanto difficile fare qualcosa per migliorare la situazione?, forse in fondo non frega niente a nessuno? , forse neanche a noi pescatori che ci limitiamo a lamentarci e a ricordare i vecchi tempi(per chi li ricorda e li ha vissuti) quando si dice che le cose andavano meglio, forse mancano le persone giuste?, o se ci sono, sono troppo poche, quelle con voglia di fare di lottare e di sbattersi per cambiare l’indifferenza della gente, o forse peggio vi sono “oscuri interessi” ben più importanti e remunerativi?, non so’ dare una risposta fatto è che le cose stanno così e basta.
Stabilito che le norme vigenti sono alquanto inadeguate per l’attuale situazione delle nostre acque (non dimentichiamo che dal 1994 il Piemonte ha subito una serie di piene devastanti che sicuramente hanno contribuito a far precipitare la situazione), proviamo ad immaginare quali potrebbero essere i rimedi più immediati da mettere in atto per iniziare a cambiare rotta.
Si potrebbe iniziare col ridurre il numero delle catture giornaliere a tre capi invece che i dieci attuali per fario ed iridee e ad un solo capo per le altre specie menzionate(temoli, marmorate, ibridi), si potrebbe elevare la misura minima del pesce trattenuto, si potrebbe stabilire un tetto di catture massime stagionali, consegnando tesserini segna catture (facendo le opportune distinzioni tra fario, iridee, ibridi, marmorate e Temoli) oltre le quali non si può andare e consentire l’esercizio della pesca una volta raggiunto il limite stabilito solo attuando il no kill, si potrebbe iniziare a non immettere più pesci di taglia, cioè pronto pesca, quindi cresciuti quasi sempre in vasca e non adatti a superare qualsivoglia difficoltà, esempio piene ecc., si potrebbe avere maggiore attenzione nei confronti d’inquinamenti indiscriminati o prelievi incontrollati dell’acqua per uso ad esempio agricolo o industriale, teniamo pure buone il numero delle uscite annuali, vale a dire illimitate, potrebbe non essere un problema, anche se?.
Proposte molto semplici, quasi banali, ne abbiamo di sicuro parlato tutti almeno una volta con gli amici o al club ma il fulcro della questione è, e non c’è modo di eluderlo, il problema della sorveglianza, infatti anche se tutte queste ed altre modifiche venissero attuate, non servirebbero proprio a nulla se non si intensificasse notevolmente il controllo sui fiumi da parte degli agenti preposti.
Altra cosa positiva sul Nera infatti è stata che in tre giorni di pesca ho visto la guardia 5 volte, certo nel no kill, in effetti non so’ se nel libero accada la stessa cosa, anche se a giudicare dal pesce presente è presumibile che un minimo di controllo ci sia.
Di sicuro per fare le cose bene e quindi gettare le basi per ricostituire una buona qualità e quantità di trote e temoli di un certo tipo nelle nostre acque, occorre tempo, pazienza e un po’ di sacrifico da parte di tutti gli interessati e impensabile voler accelerare i tempi, proprio per evitare l’immissione di pesci di taglia e dover subire i problemi che ne derivano.
E non abbiamo ancora detto nulla sui no kill.
Liberate la fantasia, provate a pensare cosa potrebbe svilupparsi in Piemonte con acque libere gestite come abbiamo detto o a dirittura meglio se possibile e contemporaneamente istituire zone no-kill gestite sull’esempio del Nera, del Lemme Gavi (AL) o dello Chalamy (valle D’Aosta) ecc. , voglio esagerare ma forse neanche tanto, avremmo la Slovenia in casa e sarebbero gli altri a venire da noi e non il contrario.
I no-kill sono ormai una bella realtà, si è visto che questo tipo di gestione funziona se ben organizzata e ben gestita il pesce vive, si riproduce e “prospera”, senza contare che tali tratti potrebbero essere utilizzati come luoghi d’accrescimento e nel momento in cui la popolazione delle trote andasse oltre una certa soglia stabilita da persone competenti, si potrebbero prelevare alcuni capi per andare ad incrementare luoghi dove invece il pesce scarseggia.
Personalmente credo che per risollevare le sorti dei nostri fiumi occorra far leva sui giovani e fare in modo che si sviluppi nelle generazioni future e quindi nelle istituzioni una mentalità nuova, che tenga nella giusta considerazione il valore dell’ambiente naturale in cui viviamo, magari sfruttandone le potenzialità certo ma con rispetto e non con atteggiamenti d’indifferenza, menefreghismo o peggio di onnipotenza che portano solo all’abbandono e alla distruzione.
Una vacanza nel futuro, si è proprio così che mi immagino il futuro, non dover fare 1000 km per pescare in luoghi dove si hanno le opportunità per divertirsi, non dover sempre “invidiare” gli altri paesi o le altre regioni per ciò che sono riusciti a creare, non dover sempre pensare a ciò che non è stato fatto e non si continua a fare, poter uscire di casa andare nei nostri torrenti ed avere tutte le opportunità per passare una bella giornata di pesca ma più di tutto avere la consapevolezza che si è fatto e si sta facendo il possibile per cercare di risanare una situazione ormai decisamente compromessa.
Vittorio Sacchi