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C.I.P.M. Club Italiano Pescatori a Mosca TORINO.

 
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C.I.P.M. Club Italiano Pescatori a Mosca TORINO. > Riflessioni > Speranza  

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Nella speranza che qualcosa accada - di Vittorio Sacchi

Benvenuti nel sito del Club Italiano Pescatori a Mosca Torino, associazione sportiva autonoma, indipendente, apartitica e senza fini di lucro. Si precisa che il C.I.P.M. Torino in nessun modo è collegato ad altre associazioni aventi una denominazione o simbolo sociale simili o uguali al proprio, nemmeno con il C.I.P.M. avente sede in La Spezia.

 

La vita di un pescatore con la mosca è costellata di infinite speranze, interminabili attese, impagabili soddisfazioni, inconsolabili delusioni e innumerevoli cappotti. Sono sensazioni intime quelle che derivano da tali situazioni, difficilmente trasferibili ad altri, ai quali tra l’altro generalmente non importa nulla (come quando si parla di malattie o de l sesso, dove ognuno ascolta solo se stesso -Guccini-). Siamo però portati come pescatori,  a raccontare o scrivere le nostre esperienze, forse più per soddisfazione personale che per altro.

Capita spesso anche al sottoscritto di “raccontare” cose vissute e poi chiedersi,  se fossero cose davvero importanti o interessanti.

Forse però non ci si deve interrogare in questo modo, è ovvio che nella quantità di cose che  si dicono e si scrivono ve ne siano alcune interessanti e altre meno, alcune importanti ed altre banali, l’importante probabilmente è che siano vere e non frutto della propria fantasia.

A volte  ne scaturiscono bellissimi racconti, è vero, del resto anche Collodi con Pinocchio ha fatto una fortuna.

Mi rendo conto che non sempre sia bello scrivere e piacevole leggere un racconto stile “cronaca”, dove si narrano esclusivamente i fatti come sono realmente avvenuti, è senza dubbio un arricchimento della storia inserire sensazioni, emozioni o valutazioni personali dei fatti, occorre però che queste non inducano il lettore o l’ascoltatore in inganno, portandolo ad immaginare qualcosa che in realtà non è mai accaduta.

Credo che di fondo vi siano due diversi modi di raccontare, tenendo in considerazione che la maggior parte delle persone che scrivono di pesca, me compreso naturalmente e si vede, non lo fanno di mestiere, ma per pura passione e divertimento; un modo è quello di narrare i fatti realmente avvenuti e

condirli con le sensazioni personali delle quali dicevamo prima, un secondo molto più discutibile è quello

di inserire nel racconto cose assolutamente prive di fondamento, balle per dirla breve, questo per “apparire” a tutti i costi in un mondo, quello della pesca con la mosca, che a parer mio sta diventando sempre più teorico e sempre meno pratico. Non me ne voglia nessuno, non è una critica rivolta a qualcuno in particolare, sono solo considerazioni che nascono dal leggere cose che è evidente che sono il frutto del molto tempo passato sulla testiera e del poco tempo passato sul fiume e quindi ovvio che ne derivino racconti molto coloriti. A leggere certe cose sembra che nei nostri fiumi e torrenti sia sufficiente appoggiare la mosca in acqua per riuscire a catturare pesci e che pesci !!, si parla di kg come andare al mercato ed acquistare patate, si parla di taglie come andare in un negozio di abbigliamento ed acquistare un paio di pantaloni 44/46/50/54, poi si passa alle taglie forti quelle che non tutti i negozi hanno.

Mi sorge il dubbio a volte che certe esperienze o sono frutto della propria fantasia, o al limite non vengano fatte nelle acque di casa nostra.

Anche a me capita, per fortuna, di andare una volta all’anno a pescare all’estero, per altro ho esperienze solo in Slovenia,, va da sé che per il resto della stagione pesco nelle acque di casa nostra, ed in particolare in Piemonte dove dal punto di vista ambientale non abbiamo nulla da invidiare a qual si voglia fiume sloveno (senza togliere nulla alla splendida Slovenia), credo quindi di avere un polso della situazione abbastanza aggiornato. Mi sento di affermare che le acque libere del Piemonte pur essendo di buona qualità non sono così ricche di pesci da giustificare certi entusiasmi, certo pesce c’è né, sicuramente vi sono capi anche di ottima taglia, ma la maggior parte delle uscite nell’arco dell’anno si riducono a catture del tutto nella norma, trotelle per intenderci, poi sicuramente più si frequentano i luoghi di pesca più si ha la possibilità di avere qualche opportunità su pesci belli, ribadisco però anche confrontando le esperienze di molte persone che pescano bene e molto, non è cosi frequente incappare in pesci di taglia. Andare a pescare non è come recarsi al cinema o a teatro, dove si paga un biglietto e si sicuri di assistere allo spettacolo, la pesca è un qualcosa di profondamente diverso, non sempre lo spettacolo tanto atteso va in scena e non possiamo certo farci rimborsare il biglietto. Mi rivolgo a tutti quei ragazzi che si affacciano solo adesso al mondo della pesca con la mosca, vorrei far capire loro che le vere soddisfazioni non sono date dalla quantità del pesce pescato ma dalla qualità delle catture, non globalizziamo anche la pesca impariamo a trarre soddisfazione dalla qualità delle catture e non dalla quantità, ricordiamoci che andare a pescare vuol dire mettersi a confronto con la natura, con esseri viventi che hanno le loro regole le loro abitudini ed i loro ritmi e che solo cercando di capire questi meccanismi si riuscirà a trarre il massimo di godimento da questa passione. In conclusione, e poi non mi dilungherò oltre, se avete poco tempo a disposizione non passatelo sul web a riempirvi la testa di “cose” ma andate sul fiume guardate, osservate, cercate di capire e se possibile pescate non sarà mai tempo perso. Se facesse breccia nelle generazioni future una cultura di questo genere, se nei ragazzi nascesse una mentalità nuova che prescindesse dalla cattura ad ogni costo, questo porterebbe probabilmente ad iniziare a ragionare su una gestione delle acque diversa, dove i pesci ci sono perché devono esserci e non perché gettati per rimediare a paciocchi  o altre vaccate fatte in precedenza. Forse non sentiremmo più la necessità di dar vita a quelle opprimenti riserve turistiche gestite con pesce pronto pesca gettato un giorno per l’altro in modo indecoroso, dove spesso saltano tutte le norme di rispetto sia nei confronti dei pesci che dei pescatori, “perché ho pagato e quindi ho diritto”, a cosa non ho mai ben capito. La speranza che qualcosa accada sarà una sensazione che ci accompagnerà sempre, tutte le volte che andremo a pescare in acque dove nulla ci è dovuto e dove tutto si deve conquistare, mettendo in gioco tutte le risorse che chi più chi meno ognuno di noi possiede.                     

   

 

 

 

                                                                                                                                                             Sacchi Vittorio.