Le steelhead del Situk River.
Quando la mia “personale agenzia di viaggi all’estero la GARBOTOUR” nell’autunno scorso mi propose di andare a pescare un tipo di pesce da me mai insidiato, la mitica steelhead, dapprima nicchiai ma, fui poi trascinato da una sottile corda di burro che nonostante gli strappi non si ruppe, alla fine accettai.
La meta era il Situk River a Yakutat.
Per prepararmi a questa per me nuova ed affascinate esperienza, rilessi un articolo di Fly Line del fu Roberto Alsino, il resoconto di Alberto Galeazzo presente su PIPAM e, in ultimo, una telefonata all’amico Mala (Michele Malagugini).
Ora ero in possesso delle informazioni necessarie, partii quindi con la costruzione degli artificiali.
Costruii 140 mosche circa, per usarne poi solo una quindicina, (ne ho almeno per altri 10 viaggi) e, visto la mia non più giovane età difficilmente riuscirò ad adoperarle tutte……
Il viaggio.
Volo Milano-Londra-Sattle, pernottamento, poi via Juneau-Yukutat.
Ottima la sistemazione con servizi privati, riscaldamento, colazione e cena alla carta, packet lunch e pickup Chevrolet a disposizione, particolarmente adatto alle strade sterrate del luogo.
La pesca.
Quaranta cm di neve per terra, sentieri approssimativi, faticosi da seguire e poi pioggia, vento, sole e nevischio, condizioni spesso difficili e per tutti i gusti.
La prima stellhead in canna ti fa capire perché migliaia di pescatori ogni anno raggiungono questi luoghi impervi e ostici e lasciano le loro comode e calde case per cercare il confronto con questo straordinario pesce.
Il Situk è un fiume piccolo, relativamente corto con tronchi giganteschi caduti in alveo spesso a causa del “lavoro” castori, gli scorci di fiume e le anse che lo formano sono letteralmente mozzafiato e per noi insoliti.
Si pescava sempre a vista, l’attrezzatura era composta da una canna da 9’ piedi coda 8 floating, tip 0,35 in fluorocarbon e spiraline di filo di piombo per far scendere l’esca sul fondo con molta naturalezza.
The best fly “EGG-SUCKING-LEECH” a seguire ovetti in poly o silicone e BABINE SPECIAL.
Moltissimi i pesci allamati, slamati 13 tra i 70 e i 90 cm e nessuna rottura di finale in bocca ai pesci.
Di tanto in tanto la concentrazione veniva meno a causa della fauna locale, aquile testa bianca, lontre, alci e per finire mamma orsa con piccoli a seguito.
Il forfait prevedeva un giorno di pesca in mare per insidiare l’Halibut, in alternativa volo di un ora con piccolo idrovolante a 4 posti.
Spettacolare la corona delle montagne, l’infinità delle anse del fiume (disceso il giorno prima con barche e guida), laghi e ghiacciai e in fine i fiordi con i Sea Lyons. Stupendo!
Ritorno.
Tappa turistica a Juneau, musei(goldrush), ghiacciai, sempre sotto la pioggia, poi “INSIDE PASSAGE” , 26 ore di navigazione con il ferry fino a Ke Tchikan con pioggia vento e nuvole che toccavano terra. Ketchikan-Seattle e rientro a Milano.
Tredici giorni entusiasmanti!
Ne è valsa la pena!
Alla prossima.
Franco Perelli.